Il 7 dicembre 2016 a Roma splendeva un sole che fortunatamente aveva qualche problema col calendario: sembrava settembre dal caldo che faceva. Alle ore 10:00 al Palazzo dei Congressi all’Eur si è aperta l’edizione 2016 di Più Libri Più Liberi. E io c’ero, in ottima compagnia, con in mano una bella lista di stand da visitare e una, ancora più bella, di libri da comprare.
Abbiamo fatto un primo giro perlustrativo; aggiunto altri titoli ai possibili acquisti; abbiamo fatto due chiacchiere con persone interessanti; siamo state abbordate da altre meno interessanti (è curioso come meno ti interessino e più attacchino bottone); infine abbiamo fatto la gioia di un paio di stand.
La signorina di Iperborea è stata gentilissima, mi ha fatto una recensione di Anime Baltiche che ora non so come fare a non metterlo nella lista dei prossimi acquisti, ma, soprattutto, mi ha detto che stanno lavorando alla ristampa di Saga di Ragnarr. Come farmi felice, livello master. Qui ho preso:
• Laxness - Sette Maghi; • Ibsen - Vita dalle lettere; • Jansson - Il libro dell’inverno; • Paaslinna - La prima moglie e altre cianfrusaglie.
La signorina di L’Orma Editore è rimasta spiazzata dalla lista di titoli che dovevo prendere da loro e ha cominciato a regalarmi una cartolina dietro l’altra. Mi ha fatto una emozionante recensione di Annie Ernaux e mi ha piazzato in mano il pacchetto di Kuliscioff fresco di stampa. È il mio tesssoro, ora. Qui ho preso:
• Hoffmann - Fiabe; • Ernaux - L’altra figlia; • Kuliscioff - Io in te cerco la vita; • Austen - Niete donne perfette, per favore; • Shakespeare - Non chiedere ragione del mio amore.
Ho scoperto la Nuova Editrice Berti, di cui ho messo in lista d’acquisto una decina di titoli: sono libri di formato tascabile stampati su belle carte, con una bella grafica, che contengono opere meno note, inedite, ignorate dai più, di autori come Woolf, Ruskin, Proust, Austen, Lawrence, James... Insomma: saranno miei. Le case editrici che curano i loro prodotti vanno sostenute. Putroppo sono arrivata al loro stand a budget già esaurito.
Da una piccola casa editrice di Capri (che devo assolutamente cercare in libreria, ha titoli e formati molto interessanti), ho preso un librino (come direbbe la mia zia preferita) che si intitola Il mistero della grotta oscura. Era nel mucchietto dei titoli a 5€, ma l’ho pagato 9,60€ perché “non doveva stare lì, chi ce l’ha messo?”. Non gliel’ho lasciato perché era l’unica copia presente, tutti i libri mi sembravano curati e ben fatti, i signori tutto sommato mi erano simpatici.
Non ricordo dove, ho trovato il volume di Virginia Woolf - Diari di viaggio in Italia e in Europa. Mica potevo lasciarlo lì, pareva brutto.
Siamo passate a uno stand colorato e molto hippie la cui cosa più interessante era l’offerta sui tè Pukka. Abbiamo preso tre confezioni a 12€, per un totale di 60 bustine che abbiamo poi diviso, perché bere il tè in comunità è meglio che berlo da sole. Gusti?
• Serene Green Jasmine (tè verde al gelsomino con fiori di camomilla, lime, rosa, lavanda, liquirizia, calendula e sambuco); • Detox(anice, finocchio, limone, coriandolo, liquirizia, cardamomo, mirto, citronella); • Revitalise(tè verde con cannella, arancia, sambuco, cardamomo, liquirizia, zenzero, menta verde, chiodi di garofano e pepe nero). Mi ha improfumato tutto lo zaino!
Avevo adocchiato Prima di Dracula quando oramai avevo finito i soldi (della serie che non avevo nemmeno i soldi per il pranzo e la metro di ritorno). Dato che però ho delle amiche superspettacolari, siamo andate a pranzo fuori dalla fiera, ho pagato con la Postepay e loro mi hanno reso le loro quote in contanti. Et voilà, avevo i soldi per un ultimo acquisto.
Per farci uscire e poi rientrare, i ragazzi all’ingresso ci hanno timbrate con il pesciolino Nemo. Ora, a me la cosa ha ricordato un segnale segreto per chi cerca/vende sostanze allegre e stupefacenti, cosa che si adatta perfettamente ai libri.
L’ultimo acquisto, già: era prezzato 10€, con lo sconto fiera l’ho pagato 9€ per poi scoprire una volta a casa che il prezzo di copertina era effettivamente 9€ riprezzato con un adesivo a 10€. Caro editore, non ci hai fatto una bella figura. E non so mica se ti compro quegli altri due titoli che pure mi interessavano. Se non puoi permetterti di applicare lo sconto fiera, dillo. Non è per l’euro di differenza che ti lascio il libro sul groppone, anzi, magari te lo compro con un maggiore senso di solidarietà editore-lettore. Però se mi prendi in giro non andiamo d’accordo. Proprio no.
Il bottino della giornata è questo:
Ci siamo dimenticate di passare allo stand di Radio Libri, che regalava un libro a chiunque acquistasse minimo cinque libri in tutta la fiera. Pazienza.
A tutte le case editrici avrei voluto dire che sarebbe pure ora che di ogni titolo realizzassero l’ebook, perché chi lavora bene ti fa venir voglia di comprare il cartaceo, ma ci sono altri che non trattano a dovere i contenuti con cui hanno a che fare e sarebbe preferibile poterli leggere senza dover sostenere il costo di una stampa sciatta, che ti si sgretola in mano.
E sarebbe pure ora che si attrezzassero per ricevere i pagamenti con il POS. È assurdo che oggi uno si debba portare dietro i contanti per poter spendere in fiera. Ci perdono loro, eh: sulla Postepay avrei avuto almeno un’altra cinquantina di euro da investire, ma non me ne hanno dato la possibilità.
Agli organizzatori della fiera, a tutti gli organizzatori di fiere, un appello per la salvezza dell’umanità: mettete dei caspio di divanetti/sedie/sgabelli/panche, quello che vi pare... da qualche parte. Andare in giro in fiera è stupendo, ma uccide i piedi. E le spalle, se hai uno zaino pieno. Non c’era un cavolo di punto a cui appoggiarsi per riorganizzare gli acquisti. In particolare, il Palazzo dei Congressi ha un mucchio di spazio inutilizzato nei dintorni del guardaroba. Dai, che si può fare.
È stata una giornata lunga, divertente, stancante. Da rifare il prima possibile. Sì, sì, la cosa crea grossi attacchi di panico alle mie finanze, già in stato d’ansia per il fatto che sto organizzando il prossimo viaggio a Helsinki, ma insomma, si deve pur vivere!
Non ho raggiunto la quota di cinquantamila parole, mi sono fermata poco oltre la metà. Fallimento? Ni.
Sì, perché: ovvio, volevo arrivare al traguardo. No, perché: ho avuto un mucchio di lavoro da fare (e l'ho fatto); ho scritto cose diverse; ho seguito un corso che mi ha insegnato molto; ho migliorato un racconto breve che prima o poi avrete la possibilità di leggere.
No, perché: ho capito che il NaNo senza pianificazione non va (almeno per me) da nessuna parte. È vero che avevo un progetto già avviato, ma non avevo strutturato le cose da fare giorno per giorno, mini-target che mi rendessero più agevole lavorare.
No, perché ho avuto un feedback prezioso su quanto stavo scrivendo da qualcuno che sa. Che mi ha smontata e rimontata; che mi ha dato indicazioni fondamentali, per cui ora devo aggiustare un sacco di cose, ma con entusiasmo.
Non ricordo quand'è stata l'ultima volta che ho comprato un fumetto dei paperi e dei topi. C'è stato un periodo della mia infanzia in cui li compravo regolarmente; uno in cui ho letto quelli che mio zio aveva collezionato durante la sua infanzia; e un ultimo periodo in cui ho vissuto rileggendo i miei vecchi acquisti. Forse la scuola, o gli impegni, o nuovi interessi mi hanno fatto abbandonare Topolino & co.
Stamane, presa da una nostalgia folgorante, ho acquistato da Amazon le storie mitologiche Disney.
Da piccola facevo colazione leggendo dei guai in cui si cacciava l'allegra tribù pennuta, quindi ho celebrato il ritorno alle origini leggendo di Paperino e i tre nipoti alle prese coi Vichinghi mentre cenavo.
E ho scoperto che:
- "Gulp" ora si dice "Ulp" (perché? Perché?);
- Paperino sa qualcosa di storia (ma non era il prototipo col becco di quel becco di Homer?);
- la storia dei paperi viene mozzata sul più bello (buuu! Ai miei tempi ci avreste ricamato pagine e pagine sul rientro burrascoso a Paperopoli, e ci avreste raccontato di Cornelius comesichiama, roba da tre episodi, mica ciccia!);
- i Vichinghi saccheggiavano le terre altrui per assolvere alla lista della spesa consengata da mogli dominanti, che sennò i brav'uomini se ne sarebbero pure stati a casa loro a coltivare l'orto (ok, lo ammetto, questa cosa mi ha mandato di traverso il cous cous).
Spero almeno che Topolino sia rimasto quell'odioso so-tutto-io che è sempre stato, perché, insomma gente, non si gioca così coi sentimenti delle persone, con le certezze incrollabili, coi pilastri del cielo.
Già la vita è difficile, voi ci mettete pure il carico da novanta.
Non si fa. Vergognatevi.
[Bon, sfogo finito, direi che è ora di buttar giù un po' di parole per il NaNo.]
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