Niceville. La resa dei conti
Te la sei tirata per quasi milletrecento pagine e te la sei cavata bene, a volte pure alla grande. Nelle successive novanta-e-qualcosa mi fai pensare che hai in serbo un finale. Non dico uno scoppiettante, o all'altezza di tutte le pagine che l'hanno preceduto. Solo un finale. Nelle ultime quattro pagine mi racconti cosa succede tra due specchi. Roba che poteva prendersi un paio di capitoli, fare tutti contenti. Invece c'è una sottospecie di happy ending, per di più esposto tipo bullet list.
Dopo millequattrocentopagine ne avevi fin sopra i capelli di Niceville? O l'editore ti pressava per andare in stampa? O si è voluto lasciare uno spiraglio per un quarto episodio? Lo capisco, ma anche così saresti stato in grado di metterci un finale decente.
Quindi, per come la vedo io, le cose sono andate così: stavi perdendo l'aereo. Ti sei appuntato le idee come son venute. Hai infilato la nota in fondo alla bozza, "così la vedo e mi ricordo". Hai dormito e i tuoi neuroni hanno fatto le pulizie di primavera. Dopo l'atterraggio avevi fretta, dovevi andare a cena con la tua bella, ma l'editore ti ha chiamato rompendo i maroni con le sue deadline e tu gli hai mandato la bozza per farlo stare zitto, "che c'ho in programma una seratina con la mia Twyla". La bozza, che tu non hai riletto per la millemillesima volta ,"tanto c'è l'editor", è andata in stampa. L'editor, infatti, era scazzato come Byron con Beth, "fanculo Niceville, fanculo tutti". Il marketing va come l'Interceptor di Reed: in men che non si dica le traduzioni sono impacchettate e infiocchettate. Tutto come al solito, puoi prenderti una vacanza prima del prossimo libro. In un angolino del tuo subconscio, però, una vocina ancora ti punge:
- C'è una cosa che devi fare.
- Cosa?
- Ricordatelo da solo, bzzbzzbzz*!
*muahahah





