Ogni volta che ho chiesto ai miei genitori di comprarmi un libro non me lo hanno mai negato. Non mi hanno mai chiesto perché avessi scelto quel libro in particolare. Era una cosa mia. Forse per questo non ho avuto una risposta pronta la prima volta che mi sentii dire che stavo leggendo un libro "inappropriato". Per fortuna è successo quando alle spalle avevo già la mia piccola, ma solida esperienza di lettrice autodeterminata: non comprendendo l'appunto, alzai le spalle e continuai a leggere.

In questa pagina vi lascio le mie sottolineature. Se capita, ci scappa la recensione.

Il tempo e l'acqua - Andri Snær Magnason

Categoria: Libri Pubblicato: Martedì, 02 Marzo 2021 Scritto da Alessandra Gargiulo Stampa Email

iltempoelacquaHo conosciuto la mia bisnonna, che è vissuta novantasei anni. Era nata nel 1914. Centosette anni fa. Se vivrò altrettanto, morirò nel 2077. Mio nipote avrà cinquantanove anni e sarà padre di ragazzi che avranno conosciuto una zia nata nel 1981. Se anche lui vivrà novantasei anni, morirà nel 2114. Tempi che sembrano lunghissimi, sono “solo” la vita di una persona che si intreccia quella di un’altra, generazione dopo generazione.

Il tempo racconta le nostre vite, viaggia in una sola direzione e spesso, se guardiamo indietro, ha il sapore del sogno e la consistenza del mito. Il tempo è inafferrabile e inesorabile, per questo raccontiamo storie: per fissare eventi, fatti, persone. Il tempo è lo strumento per immaginare il futuro, capire dove stiamo andando. Dove vogliamo andare.

L’acqua è l’essenza stessa della vita sulla Terra. Senz’acqua non possiamo immaginare il passato, il presente, il futuro. Intere civiltà sono fiorite solo grazie all'acqua. L’aridità della sua assenza, anche solo in teoria, ci infonde un senso di tristezza e disagio. La Terra è il pianeta blu, il pianeta dell’acqua.

Il tempo e l’acqua sono anche i due elementi che hanno creato tutti i ghiacciai del mondo. Miliardi di tonnellate d’acqua in miliardi di anni hanno fatto quelle cose fredde e un po’ infide da cui nascono le migliaia di fiumi lungo i quali l’umanità si è fermata ed è cresciuta.
Il tempo e l’acqua stanno finendo: i ghiacciai si sciolgono, scompaiono a un ritmo mai visto prima. L’intero equilibrio della vita sta per saltare. A meno che non facciamo qualcosa.

Andri Snær Magnason, in uno stile che ricorda a tratti Fredrik Sjöberg per la leggerezza e la mitezza con cui ti sbatte in faccia anche le peggiori realtà, racconta di ciò che più gli sta a cuore, aumentare la consapevolezza dei rischi e dei pericoli legati al riscaldamento globale, parlandone pochissimo. Per lo più narra della sua famiglia, gente ordinaria straordinaria (con tanto di foto); della sua Islanda, una terra in cui l’acqua domina in tutte e tre sue forme; del mondo e delle esperienze che ne ha fatto.
E mentre racconta di ciò che è stato, mostra ciò che è ora, dipinge ciò che sarà. Tira fuori i dati, li racconta meglio di qualsiasi divulgatore, ma soprattutto narra fatti. Non tanto cose epocali, ma eventi che ognuno di noi può riscontare nella propria esperienza: un fiume caro che si inaridisce di anno in anno, paesaggi che si impoveriscono e muoiono sotto la spinta del capitale a tutti i costi. Ti coinvolge e ti sconvolge. Ti impedisce di essere (o di continuare a essere) indifferente, perché le prove ce le hai sotto agli occhi, da quello che c’è oltre la finestra di casa a quello che leggi o non leggi sui quotidiani.

Andri Snær Magnason sa che le parole sono importanti: la realtà è un oggetto socialmente costruito e condiviso proprio con le parole. Nessuno di noi è in grado di pensare senza le parole. E forse sono proprio le parole giuste quelle che mancano agli scienziati quando illustrano i dati. Perché troppo spesso gli scienziati non sanno raccontare, snocciolano dati che non ci toccano, che non ci parlano. E allora serve che i narratori di mestiere si mettano d’impegno per raccontare quest’era in cui l’uomo ha dato una spinta al tempo del mondo così forte che rischia di consumare l’acqua.

Eppure no, questo libro non è catastrofista e non è militante. È pacato. Mi vien da dire che è proprio islandese. Ha il pregio di riflettere e far riflettere, di illustrare scenari probabili, nel bene e nel male. Prende un fatto - il cambiamento climatico - lo mette sul piatto e dice: ora possiamo fare questo o questo. Ma non possiamo non fare niente. Come le gocce di pioggia per il mare e i secondi per il tempo, tutto, anche le azioni più minute, concorrono ad arginare e a risolvere problema. Il 2050 è dietro l’angolo. Nel 2050 io avrò sessantanove anni, mio nipote trenta. È un futuro vicinissimo: c’è poco tempo e tanta acqua da salvare, molti fuochi da spegnere.

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