Ogni volta che ho chiesto ai miei genitori di comprarmi un libro non me lo hanno mai negato. Non mi hanno mai chiesto perché avessi scelto quel libro in particolare. Era una cosa mia. Forse per questo non ho avuto una risposta pronta la prima volta che mi sentii dire che stavo leggendo un libro "inappropriato". Per fortuna è successo quando alle spalle avevo già la mia piccola, ma solida esperienza di lettrice autodeterminata: non comprendendo l'appunto, alzai le spalle e continuai a leggere.

In questa pagina vi lascio le mie sottolineature. Se capita, ci scappa la recensione.

Storia di Àsta

Categoria: Libri Pubblicato: Lunedì, 15 Aprile 2019 Scritto da Alessandra Gargiulo Stampa Email

Storia di Asta Jon Kalman Stefansson

Autore: Jón Kalman Stefánsson
Editore: Iperborea
Valutazione: 10/10

La prima cosa che mi viene da dire su questo libro è: tutti meritano un libro così, una volta nella vita. Per fortuna non sono pochi, i libri così, anche se, nel mare di pubblicazioni strillone che ci circorda, rischia di passare inosservato, modesto, tanto sicuro di sé da starsene lì in silenzio, ad aspettare che ti accorga di lui. E se non lo fai, tanto peggio per te. Dico "libri", ma intendo "storie", modi di raccontare. Storie con la spina dorsale, fatte per durare molto più dei loro supporti, dei loro autori, dei loro lettori.
E uno se lo merita un libro così, di tanto in tanto, perché è necessario e doveroso sentire il respiro dell’anima che si distende, che percorre strade, vite, tempi che trascendono noi stessi, e che si fonde con le anime altrui di carne e di carta, per andare a riunirsi all’universo da cui proviene.
Uno se lo merita un libro così, non tanto, e non solo, perché è scritto bene, ma perché ti pungola nei sentimenti, ti fa scendere in meandri di vita che non puoi aver vissuto, eppure ti appartengono come se li avessi appena toccati con mano. Ti dà la misura della distanza che c’è tra te e gli altri, specie se vivono in capo al mondo, mentre tu te ne stai comodamente alle soglie dell’equatore, e ti dà la misura di quanto quella distanza sia nulla: spazio e tempo perdono di senso, diventano irrilevanti. Non c’è pagina in cui non si ritrovi un elemento in cui immedesimarsi, e no, non sempre  riguardano la protagonista. La cui storia è raccontata dalle origini, sfilacciata, messa allo specchio, pesata, filtrata dai suoi occhi, da chi le sta vicino, da chi incontra, ama, odia, dal tempo, dai ricordi. Da chi la ama e da chi la odia. È un movimento ondoso: come il mare rimescola l’acqua, così si rimescolano le parti di questa storia, che non perde mai il filo e il senso, perché un’onda è un’onda, anche se la sua acqua continua a muoversi e mescolarsi nel mare.
Se avessi voluto pubblicare una citazione ogni volta che mi sono imbattuta in una frase, una battuta che mi ha colpita, probabilmente avrei finito col citare tutto il libro, con buona pace della legge sul copyright.
Àsta è un personaggio con cui ho poco da spartire e che riconosco come sorella per tanti motivi. È la dichiarata protagonista del libro, ma in realtà è solo una delle vestali del vero protagonista: il desiderio. La smania che anima i sentimenti viscerali e profondi, il terremoto che crea vite e le distrugge. Imbrigliare il desiderio vuol dire morire dentro, lasciarlo brado implica sacrificarsi al suo altare, e ci vuole la morte per farci ammettere le verità da cui scappiamo, di cui non vogliamo essere consapevoli, che ignoriamo perché sono troppo grandi per noi.
“Che altro è l’essere umano, se non desiderio?” è la frase in quarta di copertina. L'unica. È enorme. È la domanda che muove l’intera storia, un interrogativo a cui viene data risposta con la storia di Àsta. O forse no. Esiste davvero una sola risposta?
Buona lettura a tutti.

Storia di Asta

Sì, anche noi usiamo qualche cookie. Se vuoi saperne di più consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.