Ogni volta che ho chiesto ai miei genitori di comprarmi un libro non me lo hanno mai negato. Non mi hanno mai chiesto perché avessi scelto quel libro in particolare. Era una cosa mia. Forse per questo non ho avuto una risposta pronta la prima volta che mi sentii dire che stavo leggendo un libro "inappropriato". Per fortuna è successo quando alle spalle avevo già la mia piccola, ma solida esperienza di lettrice autodeterminata: non comprendendo l'appunto, alzai le spalle e continuai a leggere.

In questa pagina vi lascio le mie sottolineature. Se capita, ci scappa la recensione.

Il guardiano del faro

Categoria: Libri Pubblicato: Sabato, 09 Luglio 2016 Scritto da Alessandra Gargiulo Stampa Email

il guardiano del faroSPOILER! SPOILER! SPOILER!
In classico stile Läckberg, è il settimo volume della serie di Fjällbacka. Non avrei molto da dire, però questa storia mi ha colpito perché:
1- appena ha introdotto Karl e Julian ho saputo che fine avrebbero fatto e perché;
2- visto come ha chiuso La Sirena, sospettavo che tutta la sfiga toccava a Anna (che se non le morirà male, Camy non sarà contenta);
3- credo di aver trovato un'incoerenza:
Camilla ci dice che gli abitanti di Gråskar, talvolta, sono capaci di percepire la presenza di coloro che non hanno mai lasciato l'isola: fantasmi. Questo implica che tali fantasmi sono di persone che:
a) hanno vissuto sull'isola;
b) sono morti sull'isola.
E infatti: Emelie e Gustav, abitanti di Gråskar, sono morti in mare; Annie li vede e li sente, e ok, Annie ha qualche problemino, ma vorrei vedere voi al suo posto. Annie affida Sam ai fantasmi. Come è possibile? Sam da vivo non ha mai messo piede a Gråskar, non è lì che è morto, quindi come può divenire un fantasma ed essere accolto nell'allegra famigliola incorporea che se la gode alla faccia dei peccatori?

In attesa di suggerimenti, faccio una piccola annotazione: a quanto pare Emelie gode della grazia divina nonostante il peccato commesso dell'omicidio/suicidio. Forse viene assolta a causa delle violenze subite da parte della coppia sodimita. E poi pregava tanto. Ci sarebbe da discutere del peso che i vari peccati avevano agli occhi dei bravi cristiani nel 1875, ma probablimente Camilla ha ragione: si poteva perdonare chi pregava, uccideva e poi si toglieva la vita, non certo chi amava in modo che a Dio spiaceva.

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