I cavalieri del Nord
È il primo libro che leggo di Strukul ed edito da questa casa editrice. Una stellina ciascuno.
La fattura del libro indubbiamente ottima: belle carte, bella copertina, ottima rilegatura (solo questo vale i soldi che costa il libro), ma. L'editing non mi è piaciuto: "D" eufoniche quando non servono, "be'" scritto "beh", punti esclamativi a profusione (che siamo su Facebook? Ho capito il target giovane, però così non va), troppe andate a capo senza che servissero ad arricchire la resa del testo.
È evidente che tra lo stile di Strukul e me non è scattata la scintilla. Ci sono passaggi (molti passaggi) in cui ripete due o tre volte la stessa cosa con espressioni diverse e con una mole di aggettivi che dopo un po' perde di efficacia. Mi sta bene che di un personaggio mi dici nome, patronimico e stirpe. Una volta. Due. Poi basta, altrimenti sembra di leggere uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo. Quante volte devi usare la stessa espressione per dirmi di che colore ha i capelli un personaggio? Troppe, evidentemente. E quante volte devi ripetermi la sua tristissima storia? Ancora, troppe. Sono una lettrice, non soffro di Alzheimer, abbi fede: certi particolari me li ricordo. Nel complesso, è tutto spazio tolto alla storia.
Inoltre, in moltissime occasioni, anziché dirci le cose, Strukul poteva mostrarci i personaggi mentre fanno quelle cose. Forse l'impianto della storia sarebbe stato un filo più complesso, ma forse anche più interessante. Il soggetto è ottimo (i cavalieri teutonici), la storia è ok, ma poteva essere stupenda. Sul serio. Poteva davvero essere una storia corale, come lo stesso Strukul l'ha definita nella sua nota. Invece è rimasta in germe, secondo me ci sono un sacco di potenzialità inespresse e represse.
Si lascia intendere che si sarà un seguito, ma dubito che lo leggerò.


