Gli dèi di Darraj: osservazione comparata - Laura MacLem
Darraj è un puntino nell'universo che dovrebbe essere disabitato. Invece succede che non lo è, e la nostra Kim, antropologa-esploratrice-scienziata, fa quello che dovrebbe fare. E anche quello che non dovrebbe fare. Fa molte cose che non dovrebbe fare. Ma le fa, il bello è quello, e Harago, principe e lanciacapre a tradimento, può solo tentare di stare al passo mentre schiva la morte sua e quella dei suoi cari.
Ogni volta che Laura annuncia una nuova uscita mi dico che non può farmi fangirlare più della precedente. E ogni volta mi sbaglio. Questa storia è così "Laura", che non so davvero da che parte cominciare. C'è dentro tutto: la sua capacità di gestire i personaggi, la mitologia (con un vago sentore di Ade e Persefone in chiave rivista e corretta), una strizzatina d'occhio a un futuro sci-fi che profuma di New Babel (Laura, 'sta canzone ven' a te), l'ironia, il sarcasmo. Ci sono le risate e le lacrime.
È anche come se una parte di Stella Scarlatta fosse diventata parte della storia. Ci si sente a casa, manca solo domenicadraghi. Ma dato che Laura sa quel che fa (sì, dai che lo sai), ha fatto bene a contenersi sul fronte lucertoloni alati coccolosi. E poi la gattara che è in me ha una disdicevole simpatia per Kingha, quindi sul fronte bestiole strambe e dove trovarle, sono appagata.
E, niente: quando esce il videogame? E il film? Qualcuno deve coprire d'oro questa donna in cambio dei diritti per le sue storie. Seriamente, se non lo fate, siete dei folli.


